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Cioccolata in archivio. Un ricordo di don Igino Corsini

testo raccolto da Cristina Ortolani

Metti, un pomeriggio di settembre sei amici dopo un funerale.
Detta così non è che sia troppo accattivante, no. Però, se il funerale è quello di una persona da tutti ricordata anche – soprattutto – per la sua ironia, forse anche l’accrocco di citazioni tra cinema e teatro si fa perdonare.
Del resto è nata da sei persone intorno al tavolino di un bar del centro, una settimana oggi, l’idea di comporre un ricordo di don Igino Corsini, direttore – anima – dell’Archivio Storico Diocesano di Pesaro sin dall’anno della fondazione (1984), nato a Mombaroccio (PU) il 16 giugno 1927 e scomparso a Pesaro il 12 settembre scorso.

Tra i caffè variegati di panna e zabaione fa bella mostra di sé un piatto di pasticcini, classici fiori e cuori di pasta frolla, marmellata, cioccolata e nocciole. L’uomo era goloso, più d’una volta con ciambelle e crostate abbiamo festeggiato la pubblicazione di qualche libro o rivista, stati delle anime e tomi rari a distanza di sicurezza. Ovetti nelle stagnole pastello per Pasqua, praline di carattere negli altri periodi dell’anno (Quaresima a parte), la cioccolata in archivio non mancava mai. La pausa-cioccolatino era occasione per aggiornarsi su studi, figli, nipoti, sui casi della vita, insomma, per scambiare quattro chiacchiere e alleggerire un po’ la fatica delle ricerche, in un clima per niente intimidente.

Amava i colori, don Igino, e più d’una volta abbiamo riso insieme sulla mia abitudine di vestire di nero: “Ma, don Igino, lo faccio solo perché così poi posso portare le scarpe viola e la borsa con i bugatti. Stia sicuro che al suo funerale verrò vestita di rosso”. Non era proprio rosso, ma una sciarpa rosa fragola l’ho indossata in suo onore, così come ho legato i fiori posati ai piedi dell’altare con dei nastrini verde mela, turchese e viola acceso: i colori che gli portavo “per campione”, quando c’era da decidere la copertina di “Frammenti”, i “Quaderni per la ricerca” nei quali l’Archivio trova voce, per don Igino davvero una delle creature predilette.

Ecco, immaginate così le righe che seguono. Una chiacchierata come se “il don” fosse anche lui seduto a quel tavolino per il corso, lo sgomento che sempre accompagna sorella morte corporale dissipato presto dalle risate (Camilla!). Poco a poco ai ricordi si sostituisce la volontà di “fare qualcosa” per mantenere viva l’opera di uno studioso che davvero si è speso in favore della nostra cultura, con intelligenza oltre che con competenza e passione.

La curiosità – non disgiunta da una certa ampiezza di vedute – deve averlo indotto a dar credito all’avventura di “Promemoria”, la rivista nella quale dal 2010 tentiamo di “raccontare i ricordi” integrando fonti diverse ed eterogenee, secondo un metodo che ha fatto arricciare il naso a più d’un “purista” del settore; la generosità lo ha spinto forse ad affidarmi la memoria affastellata tra carte e cimeli di don Giovanni Gabucci, altra figura di sacerdote e studioso, per farne un libro composito e, immagino, a tratti stravagante.

Per la curiosità e la generosità, per l’acutezza dello sguardo e, certo, per l’ironia spiazzante di chi vedeva lontano, ma tanto sapeva perdonare nel nome della compassione verso l’uomo, grazie ancora una volta, don Igino (c.o.).

n.b. I testi che seguono sono proposti senza mediazioni, così come gli autori li hanno velocemente elaborati per questa occasione. Non tutti i sei amici hanno scritto, ma tutti hanno condiviso la volontà di ricordare pubblicamente don Igino Corsini e la sua opera. Non era invece al tavolo con noi, ma solo perché si trovava fuori Pesaro, un’altra frequentatrice dell’Archivio, Simonetta Bastianelli che, insieme con il marito Domenico Pritelli, ex-alunno di don Igino, ha voluto inviarci via Skype anche qualche suo pensiero. Siamo certi che tanti tra i frequentatori dell’Archivio abbiano desiderato come noi fare memoria del lavoro di don Igino: li associamo idealmente nelle parole che seguono.

 

 

Casteldimezzo, 1985. Nozze Bastianelli-Pritelli. Don Igino ci ha sposato nel lontano 30 marzo 1985 ed è stato insegnante di mio marito all’Istituto Magistrale Morselli. Abbiamo chiesto e voluto fortemente lui, a Casteldimezzo, tanto era caro a Domenico il ricordo di “quel simpatico prete” come insegnante. Anche lui era molto legato a Dome e l’ho capito quando lo ha salutato per l’inaugurazione della chiesa di Case Badioli, mentre era sindaco [Domenico Pritelli è stato sindaco di Gabicce Mare dal 1999 al 2004, n.d.r.]. …Aggiungo che la peculiarità dell’insegnante era l’ironia (Simonetta Bastianelli e Domenico Pritelli).

“Il don”. Don, don…! Non è il suono di una campana; per molti di noi, frequentatori dell’Archivio Diocesano, era semplicemente “il Don”, e così lo chiamavamo quando avevamo bisogno di lui.
Don Igino Corsini era un uomo, uno studioso e un sacerdote, praticamente era uno e trino. Ma mai contemporaneamente, tirava fuori la parte giusta all’occorrenza, per concludere spesso i suoi discorsi con quelle sue battute garbatamente sarcastiche (Gabriele “Archivio” Stroppa Nobili).

L’archivista. Varcai per la prima volta la soglia dell’Archivio storico Biblioteca diocesana di Pesaro sul finire dei miei studi universitari perché l’istituto aveva indetto una borsa di studio, che ebbi in sorte di vincere, per giovani laureandi.
Conobbi don Igino Corsini allora. Quella mattina la chiacchierata fu breve, le parole pure sbrigative per il motivo della visita rivelarono subito la peculiarità del suo carattere, talvolta brusco, soprattutto bonario, tranquillo e disponibile, particolarmente quando si trattava di giovani studenti, di chi mostrava di volere apprendere.
E il tempo iniziò a passare …veloce, ma insieme a lui. Non continuai i miei interessi se non perché disposto da questo fecondo sodalizio, che veniva stringendosi in mezzo a quelle stanze piene di libri, di carte, di letture a me del tutto ignoti. Senza orgoglio né falso compiacimento don Igino ne discorreva a lungo perché li conosceva da sempre e mi arricchiva sempre di più.
I libri erano tanti anche a casa sua. Dietro al tavolo, cui sedeva all’ascolto di chi gli faceva visita, la sentenza “Taci, se non hai parole migliori del silenzio”, scritta in greco e tradotta in italiano, cosicché ciascuno l’avesse potuta intendere, spiccava discretamente sulla parete.
Furono, almeno per me, anni di lavoro intenso e senza interruzioni, ed anche di grandi soddisfazioni, non solo per quanto ho potuto sviluppare in quella sede, e in forma così privilegiata, ma anche umano negli incontri veri, ripetuti, silenziosi, a contatto con la ricchezza interiore del “don”.
Gli sono rimasto unito in un cammino irto di ostacoli e punteggiato di aporie sempre nuove e impreviste, che ci ha lasciato intatto lo spirito, e oggi faccio tesoro del sincero e affettuoso ricordo di lui, e ne rievoco riconoscente l’incancellabile figura (Filippo Pinto).

‘Amarcord’ don Igino. Gli anni passano e non te ne accorgi, o meglio te ne accorgi quando una giornata viene segnata da qualcosa di diverso: la perdita di Don Igino, per esempio.
Il 2002 segnava l’anno accademico durante il quale avrei dovuto scegliere la tesi di laurea, cosa fare-cosa non fare: ore con l’amato professore Stefano Tumidei, a discutere il da farsi. Poi all’improvviso, un giorno il tema, la struttura, la ricerca….
Quella ricerca vedeva vari luoghi sparsi, tra questi, a Pesaro, la Biblioteca Oliveriana e l’Archivio Diocesano. E’ in quest’ultimo luogo, sacro non tanto per “santità”, ma per l’importanza di tutti i “ricordi e le memorie” in esso contenuti, che ho conosciuto Don Igino. Un primo momento di soggezione e poi subito la sua ironia dirompente!
“Camilla, Camilla, scendi da quella scala!” “Don, non ti preoccupare, non mi succede nulla, prendo un libro e scendo, tranquillo!” “Ma Camilla, non sono preoccupato per te, ma per la tenuta del pavimento!” Lo scoppio della mia, delle nostre risate, era così forte che non ebbi nemmeno la forza di “sgridarlo” se non con un “dooooon, ma non si dice così!!!!”.
Ogni giorno stesso orario, vigile, attento, combattivo, pronto a consigliare, interessato a ciò che stavi cercando e a che cosa potesse portare…
Poi, la laurea, nel luglio 2003 e i giorni successivi di corsa in Archivio a raccontare com’era andata.
Gli avevo portato i miei confetti: un gran fiocco di raso rosso, quattro-cinque confetti (ovvio, rigorosamente al cioccolato!) e uno scritto di Madre Teresa di Calcutta arrotolato… apprezzò così tanto da appenderlo a un gancetto sul muro bianco sopra la sua scrivania, nella seconda sala.
Volentieri partecipavo alle presentazioni di “Frammenti” e i primi anni dopo la laurea qualche volta tornavo a trovarlo in Archivio e i confetti erano sempre là, me li indicava e mi indicava il tomo, la mia tesi, chiuso nell’armadietto: “già, tu eri su Gian Andrea Lazzarini!”.
L’ultima volta lo vidi lo scorso anno, in Fondazione Pescheria. Un abbraccio, il corpo forse un po’ assente, ma nello sguardo ancora tanta ironia e quel sorriso che ricordava con un’occhiata i momenti passati.
Grazie Don Igino, per aver perseverato ed insegnatoci a farlo, con la ricerca, con l’entusiasmo, con l’Archivio Diocesano che hai saputo curare e che noi tutti dovremmo ora cercare di curare per te (Camilla Falcioni).

 

Pesaro Archivio storico diocesano - commiato don Igino


Pesaro, Archivio Storico Diocesano, 7 dicembre 2012. Don Igino insieme con alcuni collaboratori dell’Archivio, tra i quali Filippo Pinto (primo da sinistra)

 

Sant'Angelo in Lizzola - 2011 - presentazione "Il facchino della diocesi"

Sant’Angelo in Lizzola, Collegiata di San Michele arcangelo, 9 febbraio 2011. Don Igino Corsini insieme con Cristina Ortolani e Guido Formica, allora sindaco di Sant’Angelo in Lizzola, al termine della presentazione del libro “Il facchino della diocesi. Giovanni Gabucci (1888-1948)”. La presentazione si è svolta nell’anniversario di nascita di don Gabucci, al quale è dedicata la torta in primo piano

 

Pesaro, Chiesa della Santissima Annunziata, 19 febbraio 2011. Don Igino durante la presentazione del volume "Il facchino della Diocesi. Giovanni Gabucci (1888-1948)".

Pesaro, Chiesa della Santissima Annunziata, 19 febbraio 2011. Don Igino durante la presentazione del volume “Il facchino della Diocesi. Giovanni Gabucci (1888-1948)”.

4 Comments

  1. valeria poliseno

    in confronto a questi meravigliosi ricordi, il mio è minuscolo, ma era una persona che stimavo molto….

  2. Sara Cambrini

    Anche io ho pensato alla cioccolata. Il “Don ” ne era goloso e amava condividere con gli altri, amici ospiti abituali o visitatori occasionali che fossero, questi dolci assaggi. Gli sarò sempre grata per avermi aperto le porte dell’ARCHIVIO facendo nascere quella passione che ancora mi anima. Lo ringrazio per avere creduto sempre in me e nelle mie capacità, spesso anche più di quanto credessi io in me stessa, come quando mi ha messo in mano il ms cinquecentesco delle Costituzioni del Capitolo della Cattedrale, dicendomi, ecco trascrivilo ché poi lo pubblichiamo su Frammenti, come se fosse la cosa più naturale del mondo. E io intimidita come non mai… mi sono fidata … e quello è stato il mio primo lavoro di trascrizione… Questo voglio ricordare di don Igino: la sua apertura verso i giovani la fiducia senza pregiudizi che sapeva dare ai giovani studiosi, anche se “sconosciuti” ai soliti ambienti della cultura pesarese. GRAZIE Don. Sara Cambrini

  3. antonia patrignani

    non conoscevo personalmente don Corsini deve essere stato un uomo e un sacerdofe pieno di amore e di unanttà questo fa bene al cuore

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