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Pesaro, anni Sessanta. Domenica Fabbri nella sua sartoria di via Picciola (raccolta famiglia Fabbri, da

Domenica, l’eleganza e l’allegria

Se ne è andata a 97 anni Domenica Fabbri, che per oltre mezzo secolo ha vestito le signore pesaresi. Un piccolo ricordo del nostro incontro, avvenuto nella primavera 2008

Sorriso franco, verve intraprendente e un occhio infallibile nell’indovinare il modello più adatto per ciascuna delle sue clienti, senza esagerare in eccentricità ma con il gusto di portare nella sua città lo stile sofisticato dei modelli parigini: per oltre cinquant’anni Domenica Fabbri ha vestito le signore pesaresi, che delle sue creazioni amavano la raffinatezza e la qualità dei materiali.

Domenica se ne è andata a 96 anni e 364 giorni il 4 maggio, data-simbolo di quest’anno tormentato. Fino all’ultimo ha mantenuto la sua grinta, mi racconta la figlia Marina e, immagino, anche il suo sorriso aperto, la prima cosa che ho notato quando l’ho incontrata nella primavera del 2008, insieme con Marina, durante la ricerca per la seconda edizione del libro Pesaro, la moda e la memoria (2009). Già avanti con gli anni (era nata il 5 maggio 1923), ogni suo gesto esprimeva una vitalità allegra e determinata, per niente scalfita da una vita di lavoro intenso. Dopo aver trascorso l’infanzia in collegio, a Milano, come tutte le sarte della sua generazione Domenica aveva iniziato a lavorare giovanissima, entrando da apprendista nel laboratorio di Rosina Secchiaroli Balducci. Sul finire degli anni Trenta aprì la sua sartoria, attiva – salvo la breve interruzione del periodo di sfollamento, nel 1944 – fino al 1947, anno in cui accettò l’invito di Iolanda Secchiaroli, sorella di Rosina, che la volle a dirigere il proprio atelier di via Marsala, dove erano impegnate una ventina di dipendenti. Nel 1953, subito dopo la nascita della figlia Marina, Domenica deciderà di mettersi definitivamente in proprio, avviando l’attività in casa, nell’appartamento di viale Trento: nel 1955, con la partecipazione al II Festival della Moda organizzato dall’Unione Artigiani al Teatro “Gioachino Rossini” di Pesaro, la sartoria Domenica Fabbri entra a pieno titolo tra le principali della città, attirando una clientela sempre più numerosa anche dalle regioni vicine. Dopo una breve parentesi a Villa Olga, e dieci anni in via Picciola (1957-1967), in cerca di spazi più ampi nel 1967 Domenica trasferisce la propria attività nei locali di villa Recchi, in viale della Repubblica, dove rimarrà fino alla chiusura.

Oltre alla perfezione del taglio dei rari abiti conservati da Domenica nei suoi armadi mi colpì la qualità dei tessuti: li sceglievo da Gandini, a Milano, mentre per i modelli mi ispiravo a “Vogue” o ad “Harper’s Bazaar”, aggiungendo sempre qualcosa di mio… mi piaceva personalizzare con un dettaglio, una linea particolare. Ogni anno partecipavo a diverse sfilate, a Pesaro ma anche fuori, a Roma, per esempio. Nel 1968, per una delle prime presentazioni nel mio nuovo atelier di viale della Repubblica, avevo ingaggiato indossatrici professioniste e i cappelli erano dell’Isotta Zerri di Bologna (una delle più celebri modiste italiane). Molte clienti erano diventate amiche, commentava non senza una punta d’orgoglio, a testimoniare un rapporto d’affetto che nel 1966 le valse il “Diploma d’onore”, conferito dal settimanale “Amica” alle sarte più votate attraverso un referendum nazionale. 

Nel 1989, dopo una vita ricca di soddisfazioni, Domenica Fabbri decide di ritirarsi dall’attività professionale per dedicarsi all’adorato nipote Andrea e – come scrive la figlia Marina – al nuovo, gratificante ruolo di nonna

Puoi leggere la storia di Domenica Fabbri sul libro Pesaro, la moda e la memoria (2009).

Fano, 17 luglio 1960 - Abiti di Domenica Fabbri
Fano, Corte malatestiana, 17 luglio 1960, Defilé di moda. Abiti di Domenica Fabbri (raccolta famiglia Fabbri, da "Pesaro, la moda e la memoria", 2009)

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