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Cristina Ortolani studio - Emma Parola
Di lei sappiamo pochissimo, eppure le siamo debitori di uno sguardo decisivo sulla Valle del Foglia nel dopoguerra: Emma Parola, fotografa a Montelabbate

Sulle pagine di “Promemoria” è spesso comparso il volto rugoso e vivace di Emma Parola (1890-1968), ritratta accanto all’inseparabile macchina fotografica. Emma e le sue fotografie hanno accompagnato sin dal suo esordio le storie della Memoteca Pian del Bruscolo, che in questi scatti spesso approssimativi, talora rudimentali ma sempre dotati di sorprendente incisività, hanno trovato una delle loro espressioni più vere. 
Fotografa ambulante a Montelabbate e dintorni tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del ‘900, Emma Parola ha realizzato tra l’altro alcune tra le più note immagini dello scoppio della polveriera di Montecchio (Sant’Angelo in Lizzola, oggi Vallefoglia), che la sera del 21 gennaio 1944 ne ha completamente distrutto l’abitato, causando 30 morti e almeno 100 feriti. 

Sotto, tre negativi delle foto scattate da Emma a Montecchio e la simulazione di sviluppo ottenuta con Photoshop. Le foto recano l’indicazione “21 gennaio 1944, ore 21.30” (negativi: collezione Emma Capponi Donati, Montelabbate).

Arrivata a Montelabbate da un punto imprecisato d’Italia (era gitana, c’è ancora in paese chi lo dice con fare vagamente circospetto), attorniata da stuoli di gatti, ossuta e quasi sempre vestita di scuro con un fazzoletto intorno alla testa, Emma si era scoperta fotografa un po’ per passione un po’ per necessità: il marito Giuseppe Cavacciuti soffriva infatti di una grave invalidità, che gli rendeva difficile lavorare.
Fumatrice incallita, girava per fiere e mercati esponendo i propri lavori migliori appesi a un paravento a fisarmonica, pronta a immortalare grandi e piccini con la sua Voigtlander già antica.

Se per i ritratti ‘buoni’ ci si affidava a un fotografo con tanto di studio e si scendeva in città, a Pesaro, in tutte le altre occasioni – comunioni, cresime, matrimoni – si ricorreva alla mano di Emma, forse meno professionale ma certo più a buon mercato. In molti nella valle del Foglia possiedono qualche ritratto scattato da lei, magari ritoccato alla bell’e meglio. Intraprendente e per niente intimorita dalle novità, Emma ribatteva infatti alla concorrenza del fotocolor, fuori portata per la sua tecnologia primonovecentesca, con ardite pennellate di colore stese ad arte a rinfrescare guance e fiori. 

Grazie di nuovo ad Anna Capponi Donati, preziosa custode di ricordi, alla cui collezione appartengono le fotografie e i ‘ferri del mestiere di Emma.

Emma Parola - foto di gruppo a Montelabbate
Montelabbate, anni Quaranta del ‘900. Simulazione di sviluppo di una fotografia scattata in via Roma, nella quale si riconoscono Dino Bezziccheri (a sinistra) e, a destra, il commerciante di tessuti Mario Riminucci. Emma fa capolino dalla porta, insieme con il marito (raccolta Anna Capponi Donati, Montelabbate)
Emma Parola, fotografa - la scatola con gli obiettivi
La scatola con obiettivi e altri ‘ferri del mestiere’ di Emma Parola (raccolta Anna Capponi Donati, Montelabbate)
Emma Parola, fotografa
Montelabbate, anni Quaranta/Cinquanta del '900. Emma Parola insieme con la sua inseparabile macchina fotografica (raccolta Anna Capponi Donati, Montelabbate)

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