Cristina Ortolani studio - La scatola dei ricordi - Amelie
I miei ferri del mestiere in una serie di post: il primo è dedicato alla preziosissima, magica scatola dei ricordi

Nelle fiabe, come si sa, non ci sono strade. Si cammina davanti a sé, la linea è retta all’apparenza. Alla fine quella linea si svelerà un labirinto, un cerchio perfetto, una spirale, una stella – o addirittura un punto immobile, dal quale l’anima non partì mai, mentre il corpo e la mente faticavano nel loro viaggio apparente.
Cristina Campo, “Gli imperdonabili”, 1962.

La scatola dei ricordi - Un paese e cento storie - 2005

Quella che vedete qui sopra è una reinterpretazione delle tante e tante scatole di fotografie e tesori che mi sono state offerte negli anni, insieme con tè e pasticcini, caffè, ciambelle, sambuche e rosolii (nocini, limoncelli, centerbe). Lo scatto fu realizzato per la prima edizione di Un paese e cento storie (novembre 2005), dunque le fotografie e le carte si riferiscono a Montelevecchie (oggi Belvedere Fogliense) e i colori parlano d’autunno; gli oggetti, invece, provengono dal mio archivio personale. Per esempio:  una foglia di gingko biloba raccolta vicino a casa (oggi il gingko mi ricorda i compleanni di Maria Teresa Badioli, ma questa è un’altra storia) e l’arabesco d’argento di una passamaneria Swarowski con perle di vetro acquistata in una merceria chissà dove; poi in ordine sparso, il microborsellino e il fiore di rame di una broche primo ‘900 recuperati tra le cose della nonna Zaira insieme con la stelletta (si chiama così?) e il bottone da collo d’osso; il fragilissimo fiore di stoffa raccolto in una dimora signorile decaduta, la spilla a balia celeste che mi accompagna dai primi passi (1965 o giù di lì). 

La scatola dei ricordi della nonna Zaira
Amélie Poulain

Indubbiamente la scatola dei ricordi è un archetipo, oggi soprattutto – pare – del fai-da-te (googlate “scatola dei ricordi” e capirete). Per me resta più che altro una “cassetta degli attrezzi“, come il sacchetto dei sassolini di Pollicino o la scia di briciole di pane di Hansel e Gretel, che aiutano a ritrovare la strada.

Ecco qua una delle mie scatole dei ricordi preferite, quella di Amèlie Poulain: buffa e un po’ logora, ma capace, nella sua poesia quotidiana, di spalancare varchi spazio-temporali. 
E poi, chi non ha mai passato le dita in un mucchio di ceci secchi (io in sacchi di bottoni e barattoli di perline), o picchiettato fino a spezzarla la crosticina dorata della crème brulée?

Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain, scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet (2001). L’originale…

…E la traduzione in italiano:

Sotto, due foto che ho scattato nel 2013 al Cafè des 2 Moulins di Parigi, luogo di lavoro di Amélie e suo ‘quartier generale’ 🙂

Solo il primo uomo penetrato all’interno della tomba di Tutankhamon potrebbe capire l’emozione di Amélie mentre apre la scatola di tesori che un bambino ha nascosto una quarantina di anni fa. Il 31 agosto, alle 4 del mattino, a un tratto Amélie ha un’idea luminosa: ritroverà dovunque sia il proprietario della scatola dei ricordi e gli restituirà il suo tesoro. Se la cosa lo colpisce, lei ha deciso: comincerà ad occuparsi della vita degli altri. Altrimenti, tanto peggio.

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