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La memoria è una farfalla. Appunti dal premio “Mombaroccio – Sarano, Luci nel buio della shoah”

Venerdì scorso (17 maggio 2019) ho preso parte in qualità di giurata alla giornata conclusiva del Premio “Mombaroccio – Sarano, Luci nel buio della Shoah”. Sole, incontri belli, colori, soprattutto bambini: ecco qualche appunto su un’iniziativa per fare memoria

Mombaroccio (Pesaro-Urbino), venerdì 17 maggio 2019, ore 9. Meno male che c’è il sole. Siamo tutti un po’ svigoriti da questo maggio piovoso tranne forse gli scotani, gli arbusti che in autunno tingono di rosso queste colline. Loro sembrano passarsela benone, in effetti.
Il convento francescano del Beato Sante – per gli autoctoni il Beato Sante tout court – ospita la giornata conclusiva della I edizione del Premio letterario per le scuole italiane “Mombaroccio-Sarano, Luci nel buio della Shoah”, nato per mantenere viva la memoria di eventi che, durante gli anni della Shoah, hanno visto persone che nel clima di odio hanno scelto la solidarietà e la fraternità, contribuendo alla salvezza di chi in quel momento era soggetto a persecuzioni razziali. (In fondo alla pagina i promotori del Premio e il bando della I edizione). 

Sotto i nostri piedi si snodano le grotte dove sul finire dell’estate del 1944, nel corso dei bombardamenti alleati, trovarono riparo gli sfollati, più di 300, tra i quali la famiglia di Alfredo Sarano, segretario della Comunità ebraica di Milano. I Sarano devono la loro vita a Erich Eder, allora giovane ufficiale della Wehrmacht di stanza a Mombaroccio che, pur conoscendo la loro origine, decise di non arrestarli né farli deportare. Molti sapevano dei Sarano ma non li denunciarono, ricordano in paese: e sì che la taglia sugli ebrei, in media 5.000 lire dell’epoca, circa metà del salario medio di un operaio, doveva ingolosire più che mai tra razionamento e privazioni. Non parlarono, per esempio, le famiglie Ciaffoni e Perazzini, che nascosero i Sarano prima dei bombardamenti.
Alfredo Sarano raccontò quei giorni di guerra nel suo diario, pubblicato a cura di Roberto Mazzoli, direttore de “Il Nuovo Amico”, settimanale della diocesi di Pesaro, con il titolo Siamo qui siamo vivi (San Paolo, 2017). (Mi piacerebbe dettagliare ma, appunto, ci vorrebbe un libro: per approfondire ecco un articolo apparso nello scorso gennaio su La Stampa e un’intervista a Roberto Mazzoli pubblicata dal notiziario del Comune di Mombaroccio).

È stato proprio Roberto a invitarmi nella giuria: liquidati gli scrupoli (chi sono io per valutare il lavoro altrui? ecc.) ho accettato, per confrontarmi con ciò che la scuola trasmette della Shoah ai bambini e ai ragazzi. Sono loro, infatti, che dovranno ricordare e raccontare quando, inevitabilmente, anche l’ultimo testimone se ne sarà andato. Sono loro, soprattutto, a dover contrastare oggi i segni di intolleranza che si fanno sempre più numerosi, in una stupidità quasi sempre disorganizzata ma non per questo meno preoccupante.
Mi piaceva anche l’idea di parlare di Shoah attraverso una storia di speranza, di luce. Forse è un paradosso per una che ha dedicato gli ultimi vent’anni a recuperare e divulgare la memoria del ‘900 ma non ho mai affrontato sistematicamente la Shoah, un po’ perché è difficile dire, scrivere, immaginare sul tema qualcosa di originale, un po’ perché è ben salda in me l’idea che non potrei mai documentarmi a sufficienza per parlare di cultura ebraica: come minimo dovrei imparare la lingua, e non la vedo così facile. Certo, negli anni mi sono imbattuta in microstorie che testimoniavano sul mio territorio (quello intorno al Beato Sante) eccidi e rastrellamenti ma mi sono limitata a darne conto di volta in volta, radunando poi quei frammenti anche qui sul blog (Giorno della memoria 2018: frammenti e tracce tra Pesaro e dintorni).
Mi ha definitivamente convinto a sedere nella giuria la presenza di quattro studenti della scuola media “Barocci” di Mombaroccio e della loro professoressa, che hanno riversato nelle valutazioni finali tutta la loro freschezza dinamizzando, mi verrebbe da dire, i giudizi di noi colleghi più agé.

Ottantotto elaborati per 51 scuole di 13 regioni e migliaia di studenti coinvolti: ciò che mi ha colpito di più è stato proprio il mosaico di storie di salvezza disseminate in tutta Italia, dal Piemonte di Giulio Segre e don Cirillo Perron all’Emilia di Giuseppe Morreali e don Arrigo Beccari arrivando proprio dietro casa, a Cattolica, dove le famiglie Finzi e Rimini furono salvate dal sarto Guido Morganti. Nove gli elaborati premiati, suddivisi in tre sezioni: letteraria, multimediale e sezione speciale “Scuola Primaria”.
Tra gli studenti arrivati al Beato Sante venerdì scorso meritano la menzione speciale i ragazzi della scuola “Racioppi” di Moliterno (PZ), che con insegnanti e qualche genitore al seguito hanno affrontato un viaggio di oltre 600 chilometri. Scesi dal pullman ancora in pigiama (sono partiti nella notte di giovedì) hanno fatto colazione e si sono cambiati nella foresteria del convento, per poi presentarsi in tutta la loro energia di nove-decenni a ritirare il premio per il ‘TG della memoria’.

Il diario della giornata continua nella fotogallery sotto. Piccola aggiunta: per l’occasione i Sarano hanno voluto donare alla sinagoga di Pesaro (non più officiata ma visitabile) una mezuzah, una pergamena con le prime due parti della preghiera dello Shemà, forse la più sentita della liturgia ebraica. Ogni edificio ebraico ha la sua mezuzah, e quella di casa Sarano accompagnò la famiglia nelle peregrinazioni degli anni di guerra: lasciando Milano mia madre Diana la portò con sé e la mezuzah ci ha protetti, ne sono convinta, ha ricordato Myriam durante la cerimonia. Anche di questo momento trovate qualche foto sotto.
Oggi Myriam, Vittoria e Matilde Sarano, figlie di Alfredo, vivono con le loro famiglie a Tel Aviv, dove possiedono un negozio di pasta fresca, “Il Pastaio del vecchio mulino”, rinomato per le sue specialità italiane.

Ci sarebbe ancora tanto da dire ma il post è già lungo. Solo un cenno alle farfalle: per la III di Premosello-Chiovenda (VB), vincitrice del I premio sezione scuole Primarie, alludono ai bambini morti nei campi di sterminio, ed è proprio grazie al ricordo che dal buio del vagone di un treno (quello che parte dal famigerato binario 21 della stazione di Milano) volano via spargendosi in un cielo finalmente liberato dall’odio e dal dolore. Una visione poetica per un progetto ricco, denso di spunti ben amalgamati, dalla guerra in Val d’Ossola a La farfalla di Pavel Friedman al Kaddish per i bambini senza figli (per la segnalazione di quest’ultimo ringrazio Remo Morpurgo, vice presidente della Comunità Ebraica di Ancona e collega di giuria). Un dettaglio del video che presenta l’elaborato è nella copertina del post.

Adesso è davvero tutto. Ancora un grazie a Roberto Mazzoli, ai colleghi di giuria e ai promotori del Premio e… buon lavoro per la prossima edizione!

p.s. Molti degli elaborati delle sezioni multimediale e scuola primaria erano accompagnati da Gam Gam, una canzone di Elie Botbol che riprende il Salmo 23 e in questo arrangiamento di Ennio Morricone fa parte della colonna sonora del film Jona che visse nella balena di Roberto Faenza. Ascoltatela, se già non la conoscete: credo piacerà anche a voi.

Siamo qui per fare memoria. Che è una cosa diversa dal ricordo. Il ricordo morirà con me, mentre la memoria rimarrà in voi come un filo labile che lega saldamente il passato al presente e condiziona il futuro. Solo se farete memoria di questi fatti potrete fare in modo che non accadano mai più.

Pietro Terracina, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz, 2012 Tweet
Il Premio "Mombaroccio- Sarano, Luci nel buio della Shoah"

Promotori
Comune di Mombaroccio
ICS “Pirandello” – Scuola Media “Barocci” di Mombaroccio

Copromotori
Arcidiocesi di Pesaro
Comune di Pkarrkirchen in Germania
Comunità ebraiche di Ancona e Italiana a Gerusalemme
Federazione Italiana Cineclub
Provincia Picena San Giacomo della Marca dei Frati Minori
Provincia di Pesaro e Urbino
Regione Marche
Ufficio Scolastico Provinciale di Pesaro.

Premio “Mombaroccio – Sarano, Luci nel buio della Shoah”: il bando della I edizione

 

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