fbpx
Cristina Ortolani studio - Cartolina anni '70

Un anno con Gioachino | Piccole note rossiniane, 1 – 2018-1968

Pesaro, 1968. La città ricorda il centenario della morte di Gioachino Rossini con un fitto programma di opere, concerti e iniziative culturali. Con laDirce - e "La Piazza" - un viaggio nel tempo per seguire l’evoluzione delle celebrazioni rossiniane

Rossini, laDirce e io

laDirce - un blog di storie e memorie

Quest’anno Pesaro – la città dove sono nata e dove abito – ricorda con dovizia di appuntamenti il centocinquantesimo anniversario della morte di Gioachino Rossini, avvenuta a Parigi il 13 novembre del 1868. A Pesaro Rossini nacque il 29 febbraio del 1792, anno bisestile, da Giuseppe detto “Vivazza”, suonatore di corno originario di Lugo (RA), e Anna Guidarini, figlia di Domenico, fornaio. Nel 1800 i Rossini si trasferiscono a Bologna, nel 1802 a Lugo e nel 1806 il giovane Gioachino, che già a nove anni si era esibito in pubblico a Fano, entra al Conservatorio di Bologna. Da lì trionfa di successo in successo fino ai primi anni ’30 del’Ottocento, quando si manifestano i primi segni dell’esaurimento nervoso che lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni. Da Stendhal a oggi vita e opere di Rossini sono state studiate, narrate, rivedute e corrette: sul sito del Rossini Opera Festival, istituito a Pesaro nel 1980, trovate una cronologia essenziale, dalla quale potete anche farvi un’idea degli anniversari ricorrenti nel 2018.

Proprio seguendo il filo degli anniversari rossiniani nelle vesti della Dirce ho avviato una collaborazione con “La Piazza della provincia, mensile riminese (con sede a Misano Adriatico) che dal gennaio scorso si affaccia anche su Pesaro. Piccole note rossiniane che fino al 13 novembre pubblicherò, in differita, anche qui sul blog. Spigolature, direbbe “La Settimana Enigmistica”, messe insieme seguendo il filo della curiosità. Al di là di ogni ricorrenza l’occasione, soprattutto per me, di conoscere più a fondo una figura complessa e contemporaneamente di ripensare a un’Italia – molte Italie – differente, come sempre senza troppi rimpianti ma con l’interesse del visitatore che si affaccia su un tempo diverso dal suo.

Prima di continuare, una precisazione importante. Cosa possiamo aggiungere laDirce e io alle migliaia di pagine riguardanti “il Cigno di Pesaro” che affollano il web? Per non parlare delle pagine di carta, nella cui produzione si sono cimentate – appunto – penne brillanti: Stendhal, Mazzini (Giuseppe, sì), Bacchelli, Gaia Servadio le prime che mi vengono in mente. Non sono un’esperta di musica e non ho mai studiato a fondo la biografia di Rossini: confesso che per il compleanno ho pensato di svicolare limitandomi ad aggiornare, sul blog della Dirce, un post del 2016, compleanno vero in quanto anno bisestile. E allora? E allora si dà il caso che la Cenerentola sia una delle mie opere preferite (non ve l’ho detto che un paio di vite fa ho lavorato come costumista perlopiù in allestimenti d’opera lirica?); che almeno due volte la settimana passo davanti alla casa dove Rossini vide la luce, e che in effetti è bello essere concittadina di un musicista e gourmet di tale calibro. E che mi piace dedicargli uno spazio sui miei blog, perché probabilmente, da qualche parte, anche le donne di Rossini hanno lasciato un segno sulla Dirce.

Grazie, Gioachino, e spero che il nostro piccolo omaggio non ti sia sgradito.
E naturalmente grazie anche a Giovanni Cioria che ospita laDirce sulle pagine di carta de “La Piazza” 🙂

Un’avvertenza: le parti in corsivo sono citazioni (la fonte è specificata di volta in volta). 

Continua a leggere dopo l’immagine la prima delle Piccole note rossiniane, apparsa su “La Piazza” dell’aprile 2018

Saluti da Pesaro, cartolina anni '70
Pesaro, cartolina anni '70 (collezione privata)

Piccole note rossiniane. 1, 2018-1968

Chissà come l’avrebbe presa Gioachino Rossini, “cigno di Pesaro” e “cignale di Lugo” (parola sua) vedendo apparire la propria fotografia su una pagina dichiaratamente marchignola. Confidiamo comunque nella sua benevolenza verso il piccolo omaggio della Dirce, che per onorare i molteplici anniversari rossiniani del 2018 ha scelto insieme a “La Piazza” di ripercorrere i programmi delle celebrazioni passate. A partire da quelle «eccezionali» del 1968, 100° anniversario della morte del compositore, avvenuta nella sua villa di Passy – Parigi il 13 novembre 1868.

Per il centenario della scomparsa di Rossini l’Italia fece le cose in grande e Pesaro non fu da meno: Un programma che spazia da Roma a Tokio, da Londra a Pesaro – Ultima grande novità: il “Mosé” portato dal Comunale di Bologna – Allestimento senza precedenti apre Nino Monsagrati su “Il Resto del Carlino” di martedì 2 gennaio 1968, non senza avvertire la …rabbiosa nostalgia di quel signor Teatro che è il Rossini. Chiuso, lassù, mutilato, in quello spiazzo, senza alcuna speranza, almeno per ora, di vederlo addobbato e ricco di luci…. Inagibile dal 1966, Il Teatro Rossini sarà riaperto nel 1980 con la prima edizione del Rossini Opera Festival. Lamentele anche per la casa di Rossini ove, come un cittadino lughese scrive sempre al “Carlino” il 21 gennaio, pare non esserci nulla, proprio nulla, che richiami l’arte, il genio e la gloria di Rossini e dimostri cura, interessamento ed amore al luogo natio. Gli italiani danno il meglio sotto pressione, si sa: nello spazio di un mese la casa è adeguatamente riordinata e proprio da lì il 29 febbraio prendono il via con un solenne corteo le celebrazioni che, come non mancano di sottolineare due manifesti pubblicati da Fondazione Rossini e Giunta comunale, segneranno l’inizio di una sempre più ampia divulgazione e di un più approfondito studio delle musiche rossiniane.

Tra le personalità presenti a Pesaro in quei giorni spiccano accanto alle autorità locali il vicesindaco di Parigi Léon Cross e il ministro del turismo e dello spettacolo Achille Corona, autore di un discorso molto atteso, tenuto all’Auditorium Pedrotti. Il programma della giornata inaugurale del centenario prevedeva tra l’altro la proiezione al Cinema – Teatro Sperimentale di un documentario su Rossini firmato da Giuseppe Ferrara e, gran finale, la rappresentazione della Cambiale di matrimonio diretta da Renato Fasano, con la regia di Corrado Pavolini. Immancabile il tocco mondano, registrato dalle cronache e dai ricordi dei testimoni: la signora Pierangeli-Ugolini con una maxiparrucca, i lustrini dell’abito di Guia Cantoni, moglie del sindaco Giorgio De Sabbata e, infine, i pesaresi assiepati all’ingresso del Pedrotti per vedere i vip, spettacolo nello spettacolo. La Cambiale è solo la prima delle iniziative rossiniane che ritmeranno il 1968 cittadino, accanto – per restare in ambito culturale – alle contestazioni della Mostra del Cinema e alle conferenze del “Mengaroni”, che quell’anno portarono a Pesaro Bruno Munari, Giulio Carlo Argan e il recentemente scomparso Gillo Dorfles. Una buona annata per la nostra città: il seguito del racconto tra un mese esatto, su queste pagine.

Questo articolo è apparso su “La Piazza” dell’aprile 2018

Lascia un commento

Top
Cristina Ortolani - Privacy e cookies
Questo sito usa cookies tecnici di terze parti. Se sei d'accordo, chiudi e continua a leggere. Oppure approfondisci.