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Un paese e cento storie

Un paese e cento storie è un progetto di valorizzazione della cultura locale dei piccoli borghi nato nel 2005 tra Marche, Romagna e Montefeltro. Ispirato a valori di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, si è evoluto nel tempo fino a configurarsi come format vicino ai valori e alle pratiche del turismo responsabile.
Questa la definizione sintetica, direi quasi ‘ufficiale’.

Poi c’è la storia di Un paese e cento storie, che prima di arrivare sulle pagine di un libro dedicato a Viaggi enogastronomici e sostenibilità quale “modello virtuoso” di rete ha percorso una strada lunga e bellissima fatta di ricordi, sapori, colori, incazzature – quando ci vuole ci vuole – e un numero illimitato di incontri che mi porto nel cuore. Un caleidoscopio che ha reso Un paese e cento storie forse il mio progetto più riuscito, certo il più longevo.

Incontrare il genius loci

L’idea centrale è quella di ospitare sconosciuti “a cena in famiglia”, per raccontare il proprio territorio intorno alla tavola attraverso le storie di paese e soprattutto attraverso i sapori: le ricette tramandate per generazioni diventano così delle madeleines nostrane, capaci di evocare memorie collettive e, quel che più conta, di innescare un circolo virtuoso di condivisione. Condivisione reale: di cibo e soprattutto di sguardi e parole, toni di voce e emozioni. Un concept che oggi, con Booking, Gnammo e Airbn’b suona inflazionato, al limite della banalità, ma all’epoca – davvero – pareva follia.

Dalle cene in famiglia agli itinerari inediti ai corsi di sfoglia (alle “esperienze”, diremmo oggi con una parola purtroppo abusata) il passo è breve e nel giro di un paio d’anni Un paese e cento storie si configura come un vero e proprio progetto di turismo di comunità.

Tra il 2005 e il 2015 le “cene in famiglia” hanno ospitato più di 2.300 persone provenienti da tutta Italia e dall’estero, coinvolgendo 53 famiglie di 27 località situate in 9 Comuni. Oltre 20 le imprese e associazioni di categoria coinvolte, alle quali si aggiungono 17 tra associazioni, scuole, parrocchie, mentre più di 1.500 cittadini hanno contribuito, negli anni, all’organizzazione delle iniziative sul territorio.

Il format che vanta innumerevoli tentativi di imitazione

Oggi Un paese e cento storie è il format, anzi, il libro di ricette al quale mi ispiro nella mia attività di storytelling del territorio. Mi aiuta nella ricerca e nella progettazione laDirce, ormai il mio alter ego quando si parla di luoghi, memorie e sapori: è lei a fornirmi di volta in volta l’ingrediente segreto che rende inimitabile ogni declinazione di Un paese e cento storie. (Chi è laDirce? Leggi qui o vai direttamente al suo blog di storie e memorie).

Sotto trovi qualche parola in più sulla storia del progetto e una galleria con i fotoricordi e gli output più significativi. Se preferisci immergerti subito nell’atmosfera di Un paese e cento storie guarda lo slideshow, realizzato per il workshop Beyond the great beauty, svoltosi nel 2016 presso la sede di Rimini dell’Università di Bologna.

Se vuoi ricevere informazioni su come portare Un paese e cento storie nel tuo territorio contattami. Sarò lieta di parlarne con te.

Un paese e cento storie - Highlights

Qualche parola in più

Su Un paese e cento storie ho scritto metri di carta e un profluvio di caratteri sul web. Ho raccontato il progetto nei contesti più disparati: teatri semideserti, stand improvvisati per le strade di qualche festa di paese, commissioni universitarie per incubatori di startup (no comment), consessi internazionali (chissà se nel mio inglese rabberciato si è capito qualcosa), ne ho parlato persino di fronte a una delegazione cinese nel 2015 dell’Expo. Con laDirce e altri protagonisti del progetto siamo stati alla BIT e a Fa’ la cosa giusta a Milano, a It.a.ca’ – Festival del Turismo Responsabile di Rimini e anche al Salone del libro e al Salone del Gusto di Torino. (Per le foto guarda gli highlights). 
Su Un paese e cento storie mi sembra di aver già detto tutto, di aver parlato anche troppo – come quasi sempre.

Forse però c’è una particolare sfumatura che vale la pena di sottolineare ancora una volta. Con Un paese e cento storie la memoria mi ha dimostrato di poter uscire dal database di un archivio online o dalle pagine di un libro di ricordi e tornare a essere vita, concretezza quotidiana capace di innescare un circolo buono di condivisione: in una parola, mi ha dimostrato di essere utile. Prima riaggregando le comunità locali dei luoghi del progetto intorno alle proprie radici e poi offrendo loro la possibilità, attraverso la restituzione di quelle memorie, di raccontarsi a persone provenienti da tutta Italia, attivando una piccola ma significativa esperienza di turismo di comunità.

«Cinquanta persone in uno di quei paesi di collina per me valgono come cinquemila in una località della costa» mi disse anni fa un disincantato ma incuriosito funzionario della Regione Marche, tra gli Enti patrocinatori di Un paese e cento storie. In effetti, dopo le prime edizioni di interesse strettamente locale, il progetto ha attirato l’attenzione di un certo numero di ospiti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero (U.S.A.), che hanno affollato cucine, sale da pranzo e tinelli marròn di borghi e castelli della provincia di Pesaro e Urbino. 
Ben presto le cene in famiglia diventano il fulcro di un programma più articolato, che coinvolge produttori, imprenditori, associazioni e ‘semplici’ cittadini: donne e uomini di tutte le età e dai tanti mestieri, appassionati dei propri luoghi e orgogliosi di farli conoscere secondo una prospettiva speciale, che operano secondo i valori della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, per rendere sempre più bella e forte la propria comunità locale.

La rete di Un paese e cento storie comincia a formarsi nel 2005, quando a Belvedere Fogliense di Tavullia, piccolo borgo di collina tra Marche e Romagna, si avvia una delle prime esperienze italiane di social eating: la sera di San Martino, l’11 novembre, una decina di famiglie aprono le proprie case ad amici sconosciuti, per raccontare loro storie e figure del passato. “Per far conoscere il paese”, diranno ai giornalisti e agli studiosi che con una certa frequenza chiederanno loro il motivo di tanta generosità. Agli inizi di questa bella avventura ho dedicato un post: è datato, ma non ne cambierei una virgola.
Dal 2012 la rete si amplia con la partecipazione di altre località dell’area settentrionale della provincia di Pesaro e Urbino, evento festeggiato con il primo press tour della Dirce al quale partecipano anche alcuni blogger. 

Dalla formazione per l’accoglienza degli ospiti al Galateo delle cene in famiglia fino alla Carta dei valori, insieme con queste famiglie abbiamo messo a punto,  mano a mano che se ne presentava l’esigenza, gli elementi di un progetto di marketing del territorio, studiato in una tesi di laurea, nel project work finale di un master, in diversi articoli su libri e riviste specializzate.

Narrate a tavola e in altri luoghi, le storie e memorie al cuore del progetto sono raccolte in due volumi e una mostra che puoi leggere e guardare anche online.

Ancora una volta, grazie a tutti!

laDirce (laDirce e Un paese e cento storie: © Cristina Ortolani)
laDirce - foglio di storie e memorie - numero 1
Il Dircefoglio

Nel mondo colorato di Un paese e cento storie si è materializzata laDirce, che dal 2016 ha ufficialmente assunto il ruolo di mio alter ego tra memoria e storytelling, grazie al blog laDirce.it e al foglio di storie e memorie che porta il suo nome.

Un paese e cento storie: il modello

“Si tratta di un caso-studio connotato da aspetti di particolare originalità ed importanza, perché in esso sono presenti elementi che attingono da un lato allo specifico dei patrimoni enogastronomici delle comunità, dall’altro al più vasto universo delle memorie locali, due tratti culturali che, sapientemente coniugati, hanno dato vita a un’originale e feconda esperienza di valorizzazione territoriale, un modello metodologico che può rappresentare una prospettiva di futuro per molte delle aree marginali del nostro Paese, a iniziare da quelle a minore infrastrutturazione ricettiva”.
Gianpaolo Fassino, A cena con laDirce. Turismo sostenibile e gastronomia nel territorio pesarese in Viaggi enogastronomici e sostenibilità, a cura di Paolo Corvo e Gianpaolo Fassino (Franco Angeli 2018).

Un pasto è l'anima del cuoco fatta cibo.

Rubem A. Alves

Un paese e cento storie: momenti memorabili e output

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